Non solo fotovoltaico

Il settore delle fonti rinnovabili elettriche diverse dal fotovoltaico è considerato un settore in crescita e foriero di nuovi sviluppi nel futuro prossimo. Per tale motivo, il Governo è intervenuto con misure significative in tale settore, con un innovativo decreto ministeriale, datato 6 luglio 2012, nel quale l’atteggiamento è stato molto più morbido che per il fotovoltaico, destinatario anch’esso di un decreto ministeriale in pari data, che però ha deluso gli operatori del settore per la sua portata fortemente restrittiva. Il decreto dedicato alle rinnovabili elettriche diverse dal fotovoltaico, invece, offre numerosi spunti interessanti, in particolar modo per gli impianti più piccoli.

Il decreto in parola istituisce anche per tali fonti rinnovabili il meccanismo della tariffa incentivante omnicomprensiva, che quindi andrà progressivamente a sostituire l’attuale sistema basato sui certificati verdi: la transizione da un sistema all’altro è iniziata il primo gennaio 2013, giorno a partire dal quale i nuovi impianti sono entrati ufficialmente nel nuovo regime, mentre gli impianti che in tale data fossero ancora in fase di completamento godono di un regime transitorio sino al 30 giugno 2013.

Nella struttura del nuovo sistema incentivante, in base a quanto stabilito dall’art. 4 del decreto, sono tre le modalità per accedere alla tariffa omnicomprensiva e si distinguono per tipologia di energia rinnovabile e per potenza: accedono direttamente all’incentivo (art. 4, comma 3) gli impianti eolici e alimentati dalla fonte oceanica di potenza fino a 60 kW, gli impianti idroelettrici di potenza nominale fino a 50 kW (soglia elevata a 250 kW per impianti con alcune caratteristiche definite nello specifico sempre nell’art. 4 comma 3, punti i., ii., iii.), gli impianti alimentati a biomassa (prodotti di origine biologica e sottoprodotti di origine biologica), di potenza fino a 200 kW e gli impianti alimentati a biogas di potenza fino a 100 kW; per gli impianti, quale che sia la tipologia di fonte rinnovabile, con potenza al di sopra dei 5 MW (fatta eccezione per l’idroelettrico per cui è stato fissato un valore di 10 MW e il geotermoelettrico con 20 MW) è previsto un meccanismo di accesso alla tariffa incentivante mediante una procedura competitiva di asta al ribasso, nell’ambito del quale la graduatoria di accesso è formata in base al criterio della maggiore riduzione percentuale offerta; per tutti gli altri impianti, che non accedono direttamente alla tariffa, né partecipano al sistema delle aste è previsto che possano accedere alla tariffa incentivante solo previa iscrizione in appositi registri e sempre che nell’ambito dei registri si collochino in posizione tale da rientrare in limiti specifici di potenza, fissati dall’art. 9 comma 4.

Il decreto stesso, nella Tabella 1 inserita nell’Allegato 1, prevede i vari coefficienti per il calcolo della tariffa incentivante valida per il 2013, mentre per gli impianti che entreranno in esercizio negli anni successivi il valore delle tariffe incentivanti base indicate nella tabella va diminuito del 2% per anno. È previsto poi un contributo fisso per le spese di istruttoria dovuto da tutti i soggetti che richiedono l’accesso alla tariffa incentivante, pari alla somma di una quota fissa, stabilita in 100 €, più una quota variabile da calcolare in base alla potenza dell’impianto.

Un occhio di riguardo

Trattati particolarmente bene dal decreto risultano essere soprattutto due settori: quello dell’energia prodotta mediante biomasse e biogas e quello del solare termodinamico. Per quanto concerne il primo dei due settori si segnala che tra i principali criteri di priorità utilizzati per stilare le graduatorie di accesso alla tariffa è previsto che al primo posto si posizionino gli impianti di proprietà di aziende agricole, singole e associate, alimentate da biomasse e biogas con matrici costituite da prodotti e sottoprodotti, con potenza non superiore ai 600 kW.

Inoltre tra le definizioni di biomasse e biogas adottate dal decreto sono identificate quattro diverse tipologie di matrici per alimentare gli impianti: prodotti di origine biologica (colture dedicate), sottoprodotti di origine biologica, rifiuti con frazione biodegradabile determinata, rifiuti non provenienti da raccolta differenziata. Per quanto concerne invece il solare termodinamico, l’art. 28 del decreto è stato accolto molto positivamente dagli operatori del settore poiché prevede livelli di incentivazione ritenuti idonei a realizzare impianti e a consolidare la filiera industriale già esistente, inoltre istituisce la possibilità di modulare la necessità di accumulo termico in base alla taglia dell’impianto, riconosce la massima tariffa applicabile nelle installazioni ibridizzate con altre fonti rinnovabili, incrementa il tetto di superficie captante a 2,5 milioni di mq (oltre 250 MW), infine porta a 24 mesi il periodo per la realizzazione degli impianti dalla data nella quale verrà raggiunto il limite di superficie captante cumulativa.

di Antonella Bonini

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