IMPRESSIONI IN CAMPO

Specializzati a gogò

Fendt e Massey Ferguson uniti in campo per mostrare i muscoli dei loro modelli da vigneto.

di Davide Giordano

Con oltre 660 mila ettari di superficie vitata, l’Italia è di fatto uno dei maggiori produttori vitivinicoli mondiali; di certo, un Paese con una delle più lunghe storie viticole, che tuttora rappresenta un mercato chiave dei cosiddetti trattori specializzati, destinati cioè all’utilizzo nel frutteto, vigneto, serre e (perché no?) anche in campo aperto. AGCO, uno dei leader mondiali nella produzione di trattori agricoli, lo sa bene e con i suoi brand Fendt e Massey Ferguson ha organizzato una giornata dimostrativa alla Tenuta San Leone di Valeggio sul Mincio (VR), sita nella zona delle colline moreniche a sud del lago di Garda, patria delle DOC Bardolino e Custoza. Nei 55 ha di vitigni (sia autoctoni che internazionali) allevati a spalliera, hanno fatto bella mostra di sé le gamme Fendt 200 V/F/P e Massey Ferguson 3600 V/S/F. I trattori da soli non hanno però senso; per questo, sia la dimostrazione statica che le prove dinamiche hanno coinvolto numerosi partner (Arrizza, Binger, Clemens, Ero, D’Eusanio, Fischer, Friuli Sprayers, Nobili, Sae Turbmatic, Tanesini e Zuidberg), che hanno messo a disposizione praticamente tutte le attrezzature necessarie per una gestione completa del vigneto, offrendo agli intervenuti la possibilità di apprezzare dal vivo la qualità del lavoro svolto.

La tradizione di MF si innova

Nel campo degli specializzati, Massey Ferguson punta sulla gamma 3600 che, rinnovata di recente, comprende attualmente 5 modelli disponibili in diverse larghezze: si parte dai 3625 e 3635, che montano un propulsore AGCO Sisu 33DTA ad iniezione meccanica, mentre gli altri più prestanti hanno il medesimo motore dei “cugini” Fendt, e cioè l’AGCO Sisu 33CTA, un 3 cilindri da 3300 cm³ a gestione elettronica (EPM, Electronic Power Management), che risulta oltremodo comoda per la memorizzazione del regime motore richiamabile tramite un tasto dedicato. Si tratta di una funzione utile specialmente per la distribuzione dei fitofarmaci, perché in questo frangente risulta importante mantenere un regime di rotazione stabile per tutta la durata dell’operazione. Di base la trasmissione prevede 12 marce avanti e altrettante indietro, grazie all’inversore meccanico. Con uno splitter meccanico in opzione si raddoppia a 24AV+24RM, ma è disponibile anche la collaudata SpeedShift (12+12 con powershift a 2 marce e inversore meccanico) o la nuovissima PowerShuttle/SpeedShift, che a quanto visto aggiunge l’inversore elettroidraulico con comandi al volante e reattività regolabile tramite un potenziometro situato sul cruscotto. Se l’ “aggressività” dell’inversore è minima si salvaguarda l’integrità del soprassuolo, mentre all’opposto si velocizzano le manovre ripetute, frequenti nell’operatività con il caricatore frontale. Inoltre, uno specifico pulsante sulla leva delle marce disinnesta la frizione, per poter cambiare fino a 8 marce senza dover azionare il tradizionale comando a pedale. Insonorizzazione e visibilità sono migliorate per la cabina; il tunnel centrale è tuttora piuttosto prominente, e ostacola parzialmente l’accesso dell’operatore al posto di guida. La disposizione delle leve del cambio a prima vista può sembrare piuttosto infelice ma, sebbene il comando delle marce interferisca un po’ con l’accesso dalla portiera di destra, il loro impiego si rivela oltremodo razionale. Il sollevatore, da 2500 kg di capacità alle rotule, è disponibile anche con controllo elettronico, con ripetizione dei pulsanti per il controllo remoto anche sul parafango, un’opzione molto utile in fase di accoppiamento delle attrezzature. Nella versione meccanica, per la medesima funzione è invece presente un’inedita rotella che, tramite un cavetto d’acciaio guainato, agisce direttamente sul comando in cabina. Oltre alle funzioni classiche, il sollevatore elettronico prevede la possibilità di installare il blocco idraulico dell’oscillazione dei bracci inferiori, a comando elettrico. Si tratta in pratica di due piastre in acciaio, che spinte da un cilindro idraulico ne riducono il gioco laterale. Dotazione completa per quanto riguarda le prese idrauliche: 2 standard a doppio effetto, implementabili sino a 5 complessive, con ripetizioni ventrali e frontali a comando meccanico, per distribuire al meglio una portata max di 62 l/min di olio. Il cofano monolitico in materiale plastico è facilmente apribile e rende facilmente accessibili tutti gli elementi soggetti a manutenzione periodica (il filtro dell’aria in particolare). Per il rifornimento di gasolio è ancora necessario aprire il cofano, perché l’imboccatura del serbatoio non ha una comunicazione diretta con l’esterno.

Con Fendt il CVT è anche nel vigneto

Ben 5 motorizzazioni di potenza crescente, ognuna delle quali configurabili con diverse larghezze: la serie 200 di Fendt riesce finalmente a portare la variazione continua anche nel vigneto e nel frutteto, con larghezze di lavoro veramente ridotte, a partire da 1070 mm per il 207V. La motorizzazione è comunque AGCO, con il SISU Power a 3 cilindri da 3300 cm³, in grado di erogare fino ad un max di 110 CV e una coppia di ben 458 Nm. Le normative antinquinamento (Tier III A) sono rispettate grazie all’AGRex, il ben noto EGR che si basa sul ricircolo esterno dei gas di scarico. Grazie anche al common rail e alla sovralimentazione a turbina l’efficienza del motore è notevole, con un consumo specifico minimo dichiarato di 210 g/kWh. La filtrazione dell’aria comburente, che comprende un pre-separatore ciclonico, assicura al motore aria pulita e ridotti fermi macchina per la pulizia dei filtri. Al cuore del trattore, il motore, è importante abbinare buoni “muscoli”: in questo Fendt eccelle, grazie alla sua trasmissione Vario, ampiamente collaudata. La sfida più ardua da vincere è stata quella di riuscire a inserirla in un trattore specializzato, dove lo spazio è sempre limitato. Collocando parte della trasmissione sull’asse posteriore, gli ingegneri di Fendt sono riusciti nell’opera, eliminando anche il fastidioso tunnel in cabina, ancora presente su quasi tutti gli altri specializzati. In questo caso, questa versione del Vario si basa sul medesimo principio di quelle montate sui “fratelli” più grandi, e cioè una componente meccanica e una idraulica integrate per mezzo di un riduttore epicicloidale, a fornire il moto sia alle ruote che alla pdp sincronizzata. Per regolare la velocità di avanzamento può essere impiegato sia il joystick che il pedale dell’acceleratore; con un selettore a 4 stadi si regola l’aggressività di risposta del joystick, che tra l’altro integra un inversore automatico in grado di rallentare progressivamente il trattore accelerando nella direzione opposta. Lo specializzato deve tradizionalmente far fronte ad elevate richieste di flussi idraulici; la serie 200 di Fendt soddisfa qualsiasi richiesta in questo senso, grazie ad una pompa tandem da 76 l/min e, in opzione, ad una a portata variabile da ben 106 l/min. 4 distributori di serie e altri due a richiesta permettono di collegare qualsiasi attrezzo, considerando che è possibile montare innesti supplementari sia in posizione ventrale che anteriore. I comandi al posto di guida sono tutti elettronici, disposti sul joystick a croce, sul joystick Vario o su comandi a pulsante. sui trattori è possibile regolare la portata massima di ogni distributore, per adeguare il flusso idraulico all’effettiva richiesta dell’attrezzo. C’è la possibilità di allestire il trattore con i sollevatori anteriori e pdp anteriore 540 o 1000.

Il sollevatore posteriore è a comando elettronico EHR, in grado di sollevare da 2417 kg(207 F) fino a ben 3134 kg (211 P). La versione da vigneto ha una capacità di sollevamento standard per tutta la serie di 2775 kg. Nelle versioni V e F il sollevatore è oscillante (a richiesta con comandi idraulici), per adattare al meglio la posizione dell’attrezzo al terreno, tramite due coppie di cilindri idraulici che disassano l’attrezzo e regolano la sua inclinazione laterale. Una piastra portattrezzi permette anche di montare attrezzature in posizione ventrale, per ampliare il concetto di lavorazione combinata. L’asse anteriore è ammortizzato per mezzo di una sospensione idraulica con ammortizzatore ad azoto, che grazie alla sua azione autolivellante permette velocità di lavoro più elevate soprattutto con attrezzature che richiedono una certa precisione di intervento, come le cimatrici e le defogliatrici. Infatti, assorbendo le asperità del terreno riduce le oscillazioni laterali dell’attrezzo, che diversamente costringerebbero l’operatore a ridurre la velocità per poter correggere la loro posizione. Con un angolo di sterzo di ben 58°, le ruote anteriori permettono dei raggi di svolta molto ridotti, fino a soli 3,2 m con gli pneumatici di diametro più piccolo. Tanta tecnologia deve essere abbinata ad una cabina confortevole: la trasmissione Vario ha permesso l’eliminazione del tunnel centrale, mentre quasi tutti i comandi sono raggruppati sul lato destro, compreso il joystick che aumenta i comandi “in punta di dito”. Solo la visibilità è ancora migliorabile, a causa della perdurante presenza di 6 montanti, per quanto di dimensioni ridotte. Il riscaldamento e un climatizzatore integrato completano la dotazione in termini di comfort.

Due occhi per i filari

La larghezza interfilare è da sempre la stessa… Ma le velocità di lavoro continuano ad aumentare, e con esse l’impegno fisico-mentale dell’operatore, costretto a controllare di continuo una o più attrezzature. In suo aiuto la Clemens, azienda tedesca attiva nella produzione di dispositivi integrati per la viti-vinicoltura, ha messo a punto Vine-Scout, una soluzione per la guida automatica facilmente adattabile a tutti i trattori dotati di sterzo idraulico. Un insieme di telecamere 3D, collocato su un piccolo telaio fissato sul frontale del trattore, rileva la posizione dei filari, trasmettendola ad una centralina elettronica, che analizza in continuo le distanze rilevate e correggendo la posizione del trattore tramite l’impianto dell’idroguida. Se il trattore è abilitato ISO-Bus, si può sfruttare il computer di bordo, riducendo l’ingombro in cabina. In ogni caso, tramite un display dedicato è possibile far transitare il trattore più vicino ad una parete vegetata rispetto all’altra, ad esempio per una defogliatura. L’operatore è avvisato dell’approssimarsi della fine del filare tramite un segnale acustico, in modo da riprendere per tempo il controllo manuale della macchina. Clemens può essere proficuamente impiegato con qualsiasi operatrice per il vigneto, dalla cimatrice all’atomizzatore, e anche su quelle semoventi, tipicamente la vendemmiatrice

Gestire l’inerbimento

La gestione del terreno nel vigneto (specie per quanto riguarda l’interfilare) ha visto la definitiva affermazione dell’inerbimento rispetto alle lavorazioni periodiche, il che però comporta l’onere del controllo del cotico erboso. Per la sua gamma di trinciatrici,la Nobilidi Molinella (BO) propone un’interessante soluzione per convogliare lo scarto erboso verso il sottofila, in modo da creare una sorta di pacciamatura che ostacola il ricaccio di specie vegetali indesiderate. SDS, la denominazione del dispositivo relativo, si compone di una coclea ad azionamento idraulico montata nella parte posteriore di una normale trinciatrice (disponibile con scarico bilaterale oppure singolo), che provvede ad andanare sulla fila l’erba tagliata.

La Fischer di Termeno (BZ) propone uno sfalcio dell’erba tramite dischi rotanti: in pratica, un grande tagliaerba. Rispetto alle normali trinciatrici, non è possibile lavorare anche i residui di potatura, ma in compenso il taglio è molto più netto. Inoltre, queste attrezzature richiedono meno potenza rispetto alle prime, tanto che un trattore da 60 CV può agevolmente operare anche con modelli da 4 m di larghezza di lavoro. Molti sono i modelli offerti: da quelli con attacco fisso e dischi laterali idraulici, oppure con attacco a spostamento idraulico e dischi interfilari con sensore di rientro automatico. In alcuni casi si possono accoppiare anche spollonatrici, sia di tipo chimico (con serbatoio in polietilene e pompa elettrica) che meccanica (a flagelli).

Migliorare l’aderenza (e limitare il compattamento)

A causa della scarsa aderenza e dei relativi rischi di ribaltamento (specie su pendenze importanti) che si riscontrano di frequente nella viticoltura collinare, il cingolato tradizionale è in pratica l’unica macchina tuttora impiegata. Nonostante il suo indubbio progresso tecnologico, si tratta però ancora di un mezzo lento, difficoltoso da trasportare e alla guida del quale l’operatore non gode di confortevoli condizioni di lavoro. Per la serie 200 V/F/P di Fendt, l’olandese Zuidberg ha messo a punto un’interessante alternativa in tema: si tratta di 4 cingoli indipendenti a forma triangolare e nastro in gomma da montare in sostituzione delle ruote. Ciò garantisce migliori performance in termini di ridotta pressione al suolo e migliorata aderenza, con una conseguente concreta possibilità di ingresso in campo anche in condizioni di terreno notevolmente bagnato. I cingoli posteriori sono larghi 450 mm e quelli anteriori 320 mm; in tal modo la superficie di appoggio totale è notevolmente aumentata rispetto agli pneumatici, pur mantenendo una larghezza fuori tutto adeguata anche per il transito nei vigneti più stretti. La rapida intercambiabilità con le ruote (è richiesta solo mezza giornata di lavoro), unita alla possibilità di circolare su strada pubblica, rendono queste cingolature un’alternativa provvidenziale per lavorare su pendenza altrimenti proibitive.

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