BANCO DI PROVA

Chi ben trapianta…

Per alcune colture, il trapianto è l’unica possibilità economicamente praticabile di messa a dimora. L’operazione ha però pieno successo solo con personale diligente e macchine tecnologicamente avanzate.

apertura

Invece della semina diretta, per la coltivazione delle specie vegetali a reddito più elevato è spesso conveniente il trapianto, per consentire uno sviluppo più rapido, una minore permanenza in campo e una maturazione più uniforme, rappresentando di fatto una soluzione ampiamente collaudata e affidabile, soprattutto per le imprese agricole di maggiore dimensione. In questi casi, il maggior costo del trapianto è adeguatamente controbilanciato dall’incremento qualitativo e quantitativo della produzione rispetto a quella ottenibile con la semina. La trapiantatrice viene impiegata prevalentemente in orticoltura e floricoltura, ma trova proficua applicazione anche nella coltivazione del pomodoro da industria, del tabacco e della barbabietola. I costruttori italiani sono riusciti a mettere a punto macchine adatte alle esigenze di molteplici colture, sviluppate in aree geografiche con caratteristiche differenziate. Si tratta di macchine trainate o semoventi, per meccanizzare la messa a dimora di piantine precedentemente coltivate in vivaio a partire da semi (come il cavolo) o da talee (la fragola). In un solco aperto nel terreno vengono deposte le piantine, in modo però geometricamente più preciso rispetto ai semi. Il solco viene poi chiuso intorno alla plantula, con un successivo costipamento del terreno attorno alle radici. Poiché si gestisce materiale vegetale “vivo”, è necessaria un’estrema delicatezza in tutte le fasi di movimentazione, per evitare danni gravi che comprometterebbero la coltivazione. Inoltre, la collocazione nel terreno deve essere accurata anche in senso verticale, poiché un disallineamento del colletto rispetto alla superficie del suolo potrebbe provocare gravi perdite di produzione. Nonostante le sue dimensioni aziendali piuttosto ragguardevoli, tra i produttori di trapiantatrici presenti sul mercato Checchi & Magli offre ancora prodotti “su misura”: ogni singolo modello è offerto in numerose versioni, che operano efficacemente in cicli produttivi anche notevolmente diversi tra loro, senza richiedere modifiche sostanziali alle tecniche colturali. Checchi & Magli ha posto grande attenzione nei particolari costruttivi, specie per quanto riguarda la creazione del solco, prevedendo una vasta scelta di dispositivi specifici, per la massima adattabilità ad ogni forma e dimensione della zolla. In caso di trapianto e pacciamatura combinati, specie se si impiega film in mater-bi (il materiale plastico biodegradabile di origine organica), le trapiantatrici devono operare con la massima delicatezza, per evitare di lacerare il telo, cosa che ne vanificherebbe la funzione peculiare. Per le trapiantatrici delle serie Trium, Texdrive Best, Top 24, Unitrium, Baby Trium e Baby Compact sono disponibili 5 tipi di vomere, differenti per la loro larghezza interna, da 8  a 43 mm. Viceversa, per i modelli Dual 12 Gold, le larghezze disponibili sono 14 e 29 mm. Sul mercato sono disponibili trapiantatrici “manuali”, semiautomatiche o automatiche. Pertanto, l’intervento umano risulta essere tuttora indispensabile per selezionare le plantule sufficientemente sviluppate, scartando quelle inadatte (mediamente il 5-10% del totale), in modo da ottenere una produzione uniforme. Infatti, la messa dimora di piantine deboli comporterebbe numerose fallanze per moria o, ancora peggio, una maturazione eccessivamente scalata.

La Texdrive Best

È una trapiantatrice semiportata, per la messa a dimora sia in pieno campo che in serra di piantine anche con apparato fogliare piuttosto sviluppato, coltivate in zolle tronco-coniche o piramidali di torba. Gli organi mobili che devono essere sincronizzati con la velocità di avanzamento (distributore, espulsore, ecc.), vengono azionati come nelle classiche seminatrici da una o due ruote della macchina a contatto con il terreno nella fase di lavoro. Tramite il cambio di velocità rapid-shift è possibile variare il rapporto di trasmissione tra la ruota e gli organi a cui viene trasmesso il moto, in modo da ottenere la densità di trapianto voluta. Le piantine vengono collocate dagli operatori nelle tazze di ogni distributore, cadendo poi al momento opportuno per gravità nei solchi creati dai vomeri; successivamente, le ruote costipatrici rincalzano e pressano il terreno contro la zolla della piantina. I vari modelli della gamma differiscono principalmente per le unità di trapianto installate a bordo e il numero di tazze di ogni distributore. La caduta della piantina verso il vomere è comandata dall’apertura del fondo del distributore in rotazione; all’interno del vomere c’è un piatto flessibile, o martello, che provvede ad accompagnare la caduta della plantula, e si muove poi in direzione opposta all’avanzamento, garantendone la posizione verticale fino a quando la zolla di torba viene a contatto con le ruote costipatrici.  Le due ruote della macchina possono essere entrambe motrici, oppure lo è solo una di esse, mentre l’altra è logicamente folle. Per seguire fedelmente anche le minime irregolarità del suolo, ogni elemento di trapianto è montato su un telaio a parallelogramma. Per il modello Texdrive a richiesta sono disponibili tramogge spandiconcime e per la distribuzione di principi attivi in forma granulare, ruote costipatrici rivestite in gomma morbida (adatte per i terreni particolarmente adesivi, specie quelli argillosi e umidi), un dispositivo di controllo elettroidraulico servoassistito per la regolazione automatica dell’altezza del telaio, e lo Skid, cioè una slitta costipatrice per migliorare l’adesione del terreno alle radici, utile in caso di trapianto in terreni aridi e molto soffici. Sempre per facilitare i trasferimenti stradali, altri modelli hanno telaio telescopico, oppure sono in versione trainata anziché portata, con il vantaggio di poter essere abbinate a trattori di potenza limitata.

fig06

Guarda la fotogallery

A cura di Davide Facchinetti e Davide Giordano

 

La prova

Nello scorso mese di Maggio, a San Giorgio Piacentino, è stata provata una trapiantatrice Checchi&Magli Texdrive Best/6 a 6 file, per il trapianto di pomodoro su un terreno accuratamente preparato e senza scheletro, dove nel periodo invernale era stata eseguita una ripuntatura profonda, seguita da un doppio passaggio di un coltivatore con assolcatore per creare le aiuole. La macchina era accoppiata ad un trattore Renault Ceres 340X a 4 ruote motrici da 85 CV, con pneumatici stretti delle misure 280/85R24 anteriori e 12.4-38 posteriori.  La macchina in prova è costituita da 6 unità di trapianto, ha due ruote motrici e una massa a vuoto complessiva di 1020 kg. La richiesta di potenza per il suo funzionamento è di 60 CV. La distanza minima tra le file dipende dall’ingombro del distributore rotativo soprastante: quello a 6 tazze permette un’interfila minima di 50 cm, mentre il tipo a 12 tazze ha logicamente un diametro maggiore, per cui la distanza minima tra le file è di 62 cm. In occasione della prova, la trapiantatrice era regolata per file binate a 50 cm, collocate centralmente su aiuole da 180 cm di larghezza; pertanto, la corsia tra due bine adiacenti era larga 130 cm, per una larghezza complessiva di lavoro di 4,5 m. Con il telaio portante di tipo fisso, per il trasporto su strada è quindi necessario collocare la trapiantatrice su un apposito carrello trainato. In alternativa, è disponibile in opzione il telaio a movimentazione idraulica, grazie al quale la macchina “rientra in sagoma”, cioè contiene la sua larghezza complessiva nei canonici 2,55 m consentiti dal Codice della Strada. La prova è stata eseguita secondo le usuali condizioni di lavoro adottate nell’azienda Casa del Lupo di Ivo Risoli. In particolare, la velocità media di avanzamento del cantiere è stata di 1,3 km/h, dettata dai ritmi di lavoro dei 6 addetti all’immissione delle piantine nei distributori, che erano costretti ad un’accurata selezione manuale delle piantine idonee al trapianto. In condizioni operative migliori, si può lavorare fino a 1,8 km/h, con un significativo aumento della produttività. Anche con una velocità di avanzamento ridotta, la trapiantatrice ha garantito comunque una buona capacità di lavoro, di 0,7 ha/h teorici. Peraltro, la produttività reale è significativamente inferiore, perché a fine campo bisogna fermare la macchina per permettere la discesa degli operatori, effettuare il rifornimento di plateau pieni e infine far risalire gli addetti. Periodicamente è poi necessario riempire di acqua il serbatoio per l’acqua di irrigazione delle piantine, che facilita l’attecchimento bagnando le radici al momento della messa a dimora. La capacità di lavoro reale è quindi influenzata da vari fattori, quali la predisposizione del cantiere e le dimensioni del campo. Nella prova, tale valore è stato di 0,59 ha/h, con un’incidenza dei tempi accessori del 16% circa. Le file di ogni bina hanno la trasmissione del moto sincronizzata, in modo da realizzare una disposizione sfalsata a quinconce, allo scopo di ottimizzare lo spazio a disposizione delle radici, riducendo al minimo la competizione per i fattori idrico e nutritivo. Oltre alle prestazioni in lavoro, sono stati rilevati anche i livelli di rumorosità e di vibrazioni. In particolare, sono stati misurati i livelli sonori degli operatori a bordo della trapiantatrice, considerando la loro maggiore esposizione rispetto al conducente del trattore, collocato al posto di guida in una cabina chiusa. Sebbene non venga mai superato il limite previsto dal D.Lgs. 81/08, i risultati variano notevolmente tra operatori collocati nelle postazioni interne a confronto con quelle esterne, con incrementi fino a 4 dB(A). Sarebbe quindi consigliabile prevedere una rotazione degli operatori nelle postazioni, tenendo conto che basta un aumento di 3 dB per raddoppiare il disturbo acustico. La fonte principale di rumore è il motore del trattore, che comunque viene schermata rispetto agli addetti dal corpo e dalla cabina della motrice. La ridotta velocità di avanzamento e la preparazione ottimale del terreno contengono i livelli vibrazionali. I bassi valori registrati negli assi Z (verticale) e Y (trasversale), potenzialmente influenzati dall’irregolarità della superficie, confermano la spiccata omogeneità del profilo del suolo. Il valore globale RMS è di 0,25 m/s², molto al di sotto anche del limite più severo previsto dalle normative in materia. Da un punto di vista ergonomico generale, attenzione deve essere però posta alla ripetitività delle operazioni svolte dal personale a bordo, e cioè il prelievo delle piantine dai plateau e il loro inserimento nelle tazze dei distributori. Per un avanzamento di 1,3 km/h e una distanza sulla fila di 34 cm (con un investimento risultante di circa 33.000 piante/ha), l’operatore deve collocare nel distributore ogni pianta in poco più di un secondo. Si tratta quindi di una mansione estremamente ripetitiva e rapida che, seppur non faticosa, richiede un adeguato recupero funzionale. Pertanto, le pause previste per le svolte e i rifornimenti diventano indispensabili a questo scopo.

 

Richiedi maggiori informazioni










Nome*

Cognome*

Azienda

E-mail*

Telefono

Oggetto

Messaggio

Inserire questo codice*: captcha 

Ho letto e accetto l'informativa sulla privacy*

Condividi quest’articolo
Invia il tuo commento

Per favore inserisci il tuo nome

Inserisci il tuo nome

Per favore inserisci un indirizzo e-mail valido

Inserisci un indirizzo e-mail

Per favore inserisci il tuo messaggio

Macchine Agricole © 2017 Tutti i diritti riservati