BANCO DI PROVA

Alla scoperta delle file binate

Rispetto alla soluzione tradizionale, la semina a file binate comporta diversi vantaggi agronomici, senza la necessità di adattare o sostituire alcun macchinario, ad eccezione (ovviamente…) della seminatrice. Alla prova la proposta di MaterMacc in argomento.

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A cura di Domenico Pessina, Davide Facchinetti, Davide Giordano

Tra le tradizionali colture cerealicole, il mais è certamente quella che in anni recenti ha avuto la più intensa evoluzione, soprattutto del suo patrimonio genetico, stimolata dal moltiplicarsi delle destinazioni finali di questo prodotto. Da risorsa nutrizionale di primaria importanza nell’antichità, con l’avvento delle tecniche di insilamento il mais è diventato uno degli ingredienti base della dieta negli allevamenti zootecnici, nonché coltura privilegiata a scopi energetici. Oltreché dal punto di vista genetico, i vantaggi più significativi sono stati ottenuti sotto il profilo agronomico, specie per quanto riguarda l’aumento del tenore in amidi, la tipologia di fibre, il portamento, ecc. Al contempo, la densità d’impianto, ovvero l’investimento colturale, ha visto una crescita pressoché costante. Per via della sua origine tropicale, a differenza della maggior parte delle altre comuni colture di pieno campo il mais realizza la fotosintesi secondo il ciclo C4, così definito perché il primo composto stabile che si forma è una molecola a 4 atomi di carbonio. In tal caso, la fotosintesi può continuare anche con temperature più alte rispetto a quelle tipiche delle piante a ciclo C3 (o ciclo di Calvin). Inoltre, in caso di livelli particolarmente alti di calore, le piante a ciclo C4 riescono comunque a massimizzare la produzione di zuccheri. È però fondamentale che la quantità di radiazione solare intercettata sia ottimale, e che pertanto l’ombreggiamento prodotto dalle piante adiacenti sia il minimo possibile.

La fila binata

Se la distanza tra le file standard di 70-75 cm è difficile da ridurre, soprattutto per la larghezza tipica degli pneumatici dei trattori impiegati per la coltivazione del mais (ma anche per la standardizzazione consolidatasi nel tempo delle testate delle mietitrebbiatrici per la raccolta della granella), è da sottolineare che per aumentare la densità di impianto non si può più ridurre la distanza sulla fila, perché un’ulteriore diminuzione comporterebbe un’eccessiva competizione radicale. Occorrono quindi soluzioni alternative: grazie alla diffusione delle seminatrici pneumatiche ad interfila variabile, dagli USA arriva la tecnica delle twin rows, le file binate, ovvero due file accoppiate a circa 20-22 cm, a formare una bina. C’è addirittura un sito web (www.twin-row.com) che fornisce esaurienti dettagli in argomento. Tra una bina e quella adiacente la distanza è di 53-55 cm, cioè il valore complementare per arrivare alla tradizionale misura di 75 cm di interfila, in modo da consentire la raccolta con i tradizionali cantieri meccanizzati. I semi vengono deposti a quinconce (cioè sfalsati sulla bina) per la miglior intercettazione della luce solare da parte delle piante. La tecnica di semina a quinconce prevede una disposizione a triangolo dei semi, per massimizzare le distanze tra ogni singola pianta, per sfruttare al meglio sia le risorse nutritive del terreno, sia la radiazione solare incidente. Non si tratta certo di una tecnica nuova, essendo già stata proposta alcuni decenni fa, anche se con gli ibridi sul mercato a quel tempo non furono ottenuti risultati eccezionali. Ora invece sono disponibili varietà con spiga di tipo fix, che si sviluppa completamente a prescindere dalla densità di semina. È inoltre importante preferire cultivar che non raggiungano altezze eccessive e che abbiano un portamento verticale delle foglie. In più, la varietà della Dekalb seminata nella prova effettuata mostra un’elevata resistenza alle malattie fungine e ai potenziali danni di insetti dannosi. In sintesi, le file binate e a quinconce permettono un aumento della densità di investimento minimizzando i fenomeni di competizione, mantenendo la completa possibilità di impiego delle normali attrezzature. Infatti, anche gli spandiconcime (compresi quelli dotati di tubi con calate) e i cosiddetti “trampoli” (cioè le macchine semoventi per i trattamenti fitosanitari), nonché le macchine per la raccolta, non richiedono adattamenti particolari. Per le sarchiatrici è sufficiente ridurre di poco l’interasse tra gli elementi lavoranti. Da sottolineare che la larghezza utile di 53 cm tra le file binate è sufficiente per il transito di trattori di una certa potenza, dotati di pneumatici da 380-420 mm di larghezza. È comunque importante evitare pericolose forzature agronomiche, come ad esempio concimazioni azotate eccessive.

La seminatrice MaterMacc

L’unica operatrice sulla quale è ovviamente imprescindibile intervenire è quindi la seminatrice; benché possa sembrare semplice allestirne una per file binate (accoppiando tra loro due elementi standard), bisogna ricordare poi che questi vanno necessariamente sincronizzati tra loro, per ottenere la semina a quinconce. Una soluzione specifica è offerta da MaterMacc, che dopo un’accurata serie di test in campo realizzata nelle ultime 3 campagne in collaborazione con gli agronomi della Dekalb, ha messo a punto la seminatrice MS Twin a file binate, con diverse versioni differenziate per dimensioni, in grado di soddisfare sia il singolo agricoltore che il contoterzista evoluto.

Il banco prova integrale è pubblicato sul numero di settembre di Macchine Agricole

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