Biodiesel: crescita o stasi?

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Se ne parla sempre tanto (forse troppo…) quando i prezzi del petrolio schizzano alle stelle, mentre tutto torna nel dimenticatoio se, come in questo periodo, il prezzo del barile rimane basso. Il biodiesel è un combustibile di origine tipicamente organica, ottenuto a partire da grassi vegetali o animali attraverso la transesterificazione dei trigliceridi. E’ un processo che prevede il riscaldamento, a temperatura e per una durata definite, di una miscela di olio vegetale, alcool (abitualmente metanolo) e soda caustica, ad ottenere come risultato un liquido che per semplice decantazione si separerà in due fasi:estere metilico degli acidi grassi (biodiesel) e glicerina. Sebbene si sia già calcolato che pur coltivando a oleaginose per biodiesel tutte le terre arabili del mondo non si riesca a soddisfare più del 30% del fab bisogno globale in termini di energia, e che ancora oggi il “sistema energetico” sia basato sulle riserve di petrolio, carbone e gas naturale formatesi nel corso di milioni di anni (con le quali si soddisfa circa l’83% dell’attuale fabbisogno energetico globale), il biodiesel rimane un argomento di attualità, soprattutto perché si ritiene che sia ormai matura e competitiva (anche in termini economici) la produzione ottenuta a partire dalle alghe marine piuttosto che dalle tradizionali colture “food”.

In verità, il biodiesel assicura rispetto al petrolio una serie di altri vantaggi non trascurabili.

Se si riuscisse infatti in tempi brevi a sostituire il gasolio con questi biocombustibili di seconda generazione, si annullerebbero in pratica tutte le emissioni di anidride carbonica in atmosfera dovute all’utilizzo di combustibili di origine fossile, dato che il biodiesel deriva da vegetali che nel loro ciclo vitale consumano più CO2 rispetto a quella che viene poi re-immessa nell’ambiente con la combustione dell’estere del loro olio. Ma i vantaggi non finiscono qui: infatti, rispetto al gasolio il biodiesel è praticamente atossico, e quindi in caso di sversamenti accidentali la sua biodegradabilità è molto elevata. Ancora: le quantità di particolato solido emesse vengono ridotte del 30% circa, perché il biodiesel contiene già il 10% circa dell’ossigeno che è necessario durante la combustione. Tecnicamente, la norma DIN-EN 590, che definisce le caratteristiche del gasolio per autotrazione, dal 2004 ammette che possa essere presente in miscela una certa percentuale di biodiesel, nonostante tale combustibile possa continuare ad essere denominato semplicemente “gasolio”. Infatti, nel comune gasolio agricolo (così come in quello per autotrazione) è ormai del tutto normale la presenza di almeno il 5% di biodiesel, anche se in certi casi si arriva fino al 7%.  In tal caso, le miscele sono denominate B5, B20, e così via, fino al B100, ovvero a biodiesel tal quale, dove il numero dopo la B indica la percentuale di biodiesel miscelata al gasolio.

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L’Europa è oggi il maggiore produttore e consumatore di biodiesel al mondo: nel 2010 ne sono state prodotte ben 10 milioni di tonnellate circa, con una notevole crescita nell’ultimo decennio. Sarà interessante constatare se un ulteriore sviluppo della domanda e un ulteriore calo del costo di produzione dei combustibili di seconda generazione porterà ad un progressivo abbandono delle coltivazioni su campo, con una contestuale progressiva sostituzione del gasolio a favore dei combustibili provenienti da fonti rinnovabili.

Articolo di Davide Facchinetti

 

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