Attrezzature ”elettrizzanti”!

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In alcuni post fa è stato enfatizzato un interessante trend relativo all’evoluzione del trattore, visto come generatore elettrico di potenza. In realtà, oltrechè per i normali servizi a bordo dell’unità motrice, l’energia elettrica prodotta tramite l’alternatore azionato dal motore endotermico è spesso sfruttata anche dalle attrezzature collegate al trattore. Si tratta quasi sempre di usi accessori: l’esempio tipico è l’alimentazione delle luci di posizione, di arresto e di ingombro dei rimorchi, e più in generale di tutte le attrezzature trainate. In alcuni casi, tale alimentazione elettrica si rende indispensabile per il corretto funzionamento della macchina. Ad esempio, nelle moderne irroratrici sia per colture erbacee che arboree é ampiamente diffuso l’impiego di elettrovalvole per il controllo delle singole sezioni (quando non del singolo ugello) con richiesta di basse potenze, fornite tramite una corrente elettrica a tensione e amperaggio ridotti. Oltre a ciò, l’elettricità è necessaria per dispositivi supplementari come centraline con monitor di attrezzature, circuiti di guida satellitare, ecc.

Di recente, l’aumentata disponibilità di potenza sotto forma elettrica ha portato all’evoluzione di talune operatrici. Una macchina addirittura rivoluzionata in tal senso è stata la seminatrice pneumatica di precisione. Normalmente, la distribuzione dei semi è effettuata per mezzo di un distributore a disco forato, che deriva il suo moto da una delle ruote della seminatrice, per poter regolare la distribuzione del seme in funzione della velocità di avanzamento effettiva, quindi in modo proporzionale all’avanzamento. La trasmissione è meccanica, necessariamente composta da un notevole numero di ingranaggi e rinvii del moto (che tra l’altro richiedono manutenzione); per variare la distanza di semina sulla fila, è necessario sostituire (o combinare fisicamente in modo diverso) gli ingranaggi, oppure sfruttare dei cambi meccanici. Inoltre, risulta piuttosto complicato escludere temporaneamente la semina della singola fila (se non interrompendo la depressione sul singolo elemento). Di recente è comparsa una soluzione alternativa, dove ogni elemento di semina viene azionato individualmente da un motore elettrico di potenza limitata, collegato tramite una cinghia (o a volte calettato direttamente) sul disco di distribuzione. Una centralina di controllo riceve il segnale della velocità dal radar installato sul trattore o da un dispositivo GPS ad alta precisione, e alimenta di conseguenza i motori, facendo variando la velocità di rotazione in base all’avanzamento. Sebbene tecnicamente più complessa per la presenza delle connessioni elettriche, questa soluzione presenta diversi vantaggi: innanzitutto, ladistanza di semina sulla fila è regolabile in continuo anche durante il lavoro, mentre l’assenza di collegamenti meccanici tra i diversi distributori permette di mettere a punto facilmente seminatrici ripiegabili o richiudibili telescopicamente.  Ma non solo la seminatrice: recenti innovazioni verso l’elettrificazione delle attrezzature si sono viste anche sugli spandiconcime, dove i motori elettrici controllano le paratie per la regolazione della dose e addirittura arrivano a movimentare direttamente l’organo distributore.

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Insomma: una nuova era per l’elettricità in agricoltura sembra alle porte. Ma sarà proprio vero? Sicuramente le novità tecnologiche hanno risolto molti problemi che qualche anno fa apparivano insormontabili, ma giova ricordare che di elettrificazione in agricoltura se ne parlava già agli albori del secolo scorso (si pensi ad es. all’aratura funicolare, oppure all’azionamento delle trebbia a punto fisso…). E dopo 100 anni siamo ancora alle prese con le “solite” trasmissioni meccaniche ed idrauliche!

Articolo di Davide Giordano

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