BANCO PROVA

Un concentrato di potenza

Il Goldoni My Special 14SR è un motocoltivatore tra i più potenti del segmento destinato all’impiego professionale.

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Nonostante il motocoltivatore sia stato il vero artefice dello sviluppo della meccanizzazione agricola nel nostro Paese, nell’agricoltura moderna questa macchina è stata relegata ad un ruolo di secondo piano. Come il trattore, il motocoltivatore è infatti una vera e propria centrale mobile di potenza, con la quale si azionano diverse attrezzature, mosse (se del caso) tramite una pdp e collegate alla motrice tramite una flangiatura o un attacco rapido, oppure ancora con un gancio di traino, come nel caso dei rimorchi a ruote folli che prevedono anche un sedile per il conducente. Anzi, da quest’ultima configurazione, con l’asse del rimorchio dotato di trazione, sono stati derivati i trattori isodiametrici (ma questa è un’altra storia…). La zappatrice (o fresatrice, come viene generalmente denominata) cioè il gruppo rotativo impiegato per la lavorazione superficiale del terreno, è l’abbinamento più frequente del motocoltivatore; proprio questa combinazione è stata oggetto della prova.

La gamma My Special

Quando si dice la storia: Goldoni ha prodotto il suo primo motocoltivatore nel 1950, ovvero ben 65 anni fa! Da allora, la tecnologia ha fatto progressi enormi, sfociati per l’azienda di Migliarina di Carpi nella nuova gamma My Special, un vero concentrato di potenza che potrebbe (quasi) sostituire un piccolo trattore. La gamma comprende due modelli, il 14 e il 15, entrambi dotati di motori diesel Lombardini. Sul My Special 14SR, oggetto delle prove, è montato il 3LD510, un monocilindrico da 510 cm³, con corsa di 90 mm, alesaggio di 85 mm  e rapporto di compressione 18,1:1, che eroga in conformità alla normativa 80/1269 CEE 12,2 CV (9,0 kW) a 3000 giri/min. La coppia massima arriva a 32,8 Nm a circa 1800 giri/min; anche la riserva di coppia è generosa. Il costruttore dichiara un consumo massimo di combustibile di 1,9 l/h: si tratta di un valore estremamente lusinghiero, forse troppo, poiché a potenza massima corrisponderebbe ad un consumo specifico di soli 176 g/kWh, un valore attualmente inarrivabile per qualsiasi motore diesel ad uso agricolo. Si tratta molto probabilmente di un dato riferito a condizioni reali, ovvero dove il motocoltivatore non lavora continuativamente alla massima potenza per tutta la durata della lavorazione. Decisamente più plausibile è invece il consumo specifico minimo rilevato secondo la DIN 6271, che al netto degli autoconsumi è di 217 g/kWh, un valore comunque molto basso per propulsori di questa taglia. Il motore ha una massa di circa 60 kg, e in esercizio può sopportare inclinazioni anche prolungate fino a 30° (istantanee fino a 35°) senza problemi per la sua lubrificazione. Il filtro dell’aria comburente è a cartuccia in bagno d’olio, ideale per lavorare in ambienti molto polverosi. Il serbatoio del gasolio è da 5,2 l. L’avviamento standard è manuale a strappo con fune autoavvolgente; la presenza del decompressore (da inserire manualmente) riduce lo sforzo a carico dell’operatore.

A richiesta è disponibile l’avviamento elettrico, con batteria a 12 V e chiave sul cruscotto; questa opzione diventa standard sul modello 15, che è equipaggiato con un propulsore più potente, il Lombardini 25LD330/2 BI, un bicilindrico diesel da 654 cm³ da 13,6 CV (10 kW).

La trasmissione meccanica Heavy Duty è a ingranaggi a bagno d’olio, strutturata su 4 marce avanti e 2 indietro nella conduzione normale, che diventa 2AV+2RM in guida retroversa (adottata ad esempio nello sfalcio dei foraggi). Le velocità raggiungibili con gli pneumatici di serie e il motore al massimo regime variano tra 1,3 e 8 km/h in avanti, e tra 2,7 e 3,6 km/h in retromarcia. In retroversa i valori sono ovviamente invertiti e limitati alle prime due marce. Il comando del cambio è meccanico, con leve centrali. La frizione è monodisco a secco (Ø 6,1”) con comando meccanico a leva collocato sulla stegola . Completano la trasmissione l’inversore meccanico e il blocco del differenziale, attivabili sempre tramite comandi meccanici a leva. La frenatura è meccanica, effettuata tramite due organi frenanti a nastro azionabili sia singolarmente che in coppia.

La presa di potenza è dotata del classico codolo posteriore con profilo 26 UNI 220, che può girare a due velocità di rotazione, di 540 e 923 giri/min (con il motore a 3000 giri/min). Il primo è un regime di derivazione più trattoristico, il secondo è invece usuale per i motocoltivatori. Con le stegole in posizione di guida normale, un dispositivo meccanico di sicurezza (il PTO-Stop) disinserisce automaticamente la pdp quando vengono innestate le retromarce. Una flangia fissa è disponibile per l’attacco dell’attrezzatura tramite bulloni. Se installato, l’impianto elettrico per l’accensione del motore si basa su una batteria da 12 V, con capacità di 30 Ah e scarica di 300 A. Se viceversa l’avviamento è manuale, al posto della batteria viene installata una piccola (ma comoda) cassetta per collocare utensili ad uso manuale.

La conduzione del mezzo è realizzata tramite un manubrio a due stegole, dotate di inserti antivibranti in gomma; la loro posizione è variabile sia in altezza (in 9 intervalli) che trasversalmente (2 regolazioni). La versione SR ha il manubrio di guida reversibile di 180°. Gli pneumatici standard sono della misura 6.5/80-12, montati su cerchi registrabili, ad ottenere 3 diverse larghezze di carreggiata (567, 649 e 761 mm), utili per un agevole transito del motocoltivatore nell’interfila delle varie colture specializzate. Sui cerchi è possibile montare delle zavorre da 17 kg per ogni ruota.  La massa complessiva della macchina, in abbinamento con la fresa standard da 79 cm (registrabile a 46 cm, 57 cm o 68 cm) di larghezza di lavoro è di 245 kg, con una lunghezza fuori tutto di 2,016 m.

Davide Facchinetti, Davide Giordano

 

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