Impianti GPS: equipaggiamento “da ricchi”?

Attrezzatura Kubota con impianti GPS
Kubota è uno dei costruttori che sta puntando maggiormente alla tecnologia e all'uso degli impianti GPS

Quando si parla di agricoltura di precisione non si può prescindere dagli impianti GPS.

Se per chi scrive la tecnologia è il pane quotidiano in grado di risolvere i problemi di produttività di chi lavora, per molti altri non è così.

Ancora troppi agricoltori vedono la tecnologia non come un investimento ma come un costo che non porta vantaggi a fronte della classica frase “abbiamo sempre fatto così”.

Un atteggiamento condiviso anche con moltissimi colleghi del movimento terra senza rendersi conto che solo gli investimenti mirati alla produttività possono condurre l’azienda ad avere quella marginalità necessaria per rimanere sul mercato.

Fa pensare, soprattutto, quanto sia alta la predisposizione verso “spese pazze” rivolte a trattori dalle maxi potenze, spesso sovradimensionati rispetto alle reali esigenze aziendali, rispetto al rendere realmente efficiente la propria azienda.

Gli investimenti in impianti GPS e tecnologie di ultima generazione sono molto meno impattanti sul portafogli rispetto a macchine con dimensioni generose e abbondante cavalleria sotto il cofano.

Nonostante questo si tende a spendere più facilmente per macchine vistose piuttosto che per elementi realmente utili alla produttività aziendale. Come mai?

Le ragioni sono prima di tutto psicologiche e si staccano parecchio dalla razionalità della gestione economica aziendale. Diciamolo chiaro: appaga molto di più sedersi alla guida di un trattore da 300 CV che non imparare ad usare un’apparecchiatura che richiede preparazione e formazione specifica.

Oltretutto se l’apparecchiatura ci fa capire che con meno potenza alle ruote si riesce comunque a fare un lavoro più produttivo. Soprattutto perché si salteranno alcune pesanti e costose lavorazioni nel momento in cui si sposeranno le lavorazioni con impatto minimo.

Un salto di mentalità che deve convincere gli agricoltori che gli impianti GPS non sono un equipaggiamento “da ricchi” ma una reale convenienza all’interno dell’azienda. Uno strumento che permette di integrare un ciclo produttivo in cui si può guadagnare senza il bisogno di aiuti e sovvenzioni. E in cui si recupera un modo di approcciarsi alle colture che sia meno impattante sia dal punto di vista economico che ambientale.

Costantino Radis

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