Digitalizzazione del processo: piace agli italiani?

Digitalizzazione del processo
La digitalizzazione del processo coinvolge anche le piccole attrezzature

In un evento internazionale organizzato da Stihl è emerso come la digitalizzazione del processo sia oggi prioritaria per i costruttori di macchine e attrezzature.

Un processo ormai chiaro fra le grandi macchine utilizzate in agricoltura che stupisce maggiormente se visto sulle piccole attrezzature che molti utilizzano anche nel tempo libero.

Non solo Stihl ma anche la svedese Husqvarna hanno intrapreso la strada della digitalizzazione del processo sulle proprie attrezzature. Dalle motoseghe a tutto quello che investe la manutenzione del verde. Sia pubblico che privato.

Piacerà tutta questa tecnologia agli italiani? A cosa può servire monitorare in continuo piccole attrezzature che, normalmente, si pensa di poter controllare senza problemi?

Occorre prima di tutto calarsi nelle realtà più organizzate in cui decine di uomini, ogni giorno, utilizzano attrezzature di ogni tipo e, non sempre, si occupano della loro effettiva produttività e manutenzione.

Con il controllo digitale del processo sulle piccole attrezzature si va da funzioni elementari che riguardano manutenzione, stato di carica delle batterie, monitoraggio del funzionamento e si arriva alla verifica dei consumi, del lavoro eseguito, della sua tracciabilità e individuazione su mappa. Con la possibilità di interagire con i programmi gestionali aziendali per arrivare alla fatturazione del lavoro svolto con tutti i documenti necessari per le verifiche di contratto.

Fantascienza? No. Si tratta solo di organizzazione aziendale che, in Italia, non è ancora così diffusa come si penserebbe.

Se è vero che altrove si lavora a prezzi tendenzialmente più remunerativi, è anche vero che i controlli sono molto più pressanti e organizzati. Ma è altrettanto vero che chi decide di inserirsi in un mercato di qualità riesce ad avere degli strumenti in più per farsi riconoscere la propria superiore efficienza.

L’altro grande dubbio è legato all’investimento per integrare questi sistemi di controllo. Soprattutto in relazione al valore delle singole attrezzature.

Oggi la tecnologia ha fatto passi enormi in questa direzione e l'”Internet of things” è ormai consuetudine diffusa in tutti i settori merceologici. Tanto più quando le attrezzature funzionano a batteria. Come succede ormai nella maggior parte dei casi.

Siamo quindi pronti, noi italiani, a un passo di questo tipo? Anche con piccole attrezzature?

Le nuove generazioni di professionisti del settore, se il mercato gliene darà merito, accoglieranno a braccia aperte la digitalizzazione del processo laddove, fino a ieri, si pensava fosse completo appannaggio di un controllo legato alla organizzazione del singolo individuo.

Costantino Radis

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