La forza (e la debolezza) dei piccoli costruttori

Quanto conta la dimensione aziendale?

Difficile a dirsi, soprattutto in un settore come quello delle macchine agricole, fatto spesso di nicchie tecnologiche, e soprattutto in un mercato così frammentato come quello italiano.

Altrettanto difficile fare impresa quando i grandi costruttori globali spingono sul mercato e cercano il divario tecnologico con forti investimenti.

Che, senza “numeri”, non si riescono a sostenere agevolmente. Salvo interventi pubblici che, spesso, lasciano molti dubbi su un impiego che porti a traguardi concretamente utili.

Il dilemma che gli imprenditori del settore si trovano ad affrontare non è assolutamente semplice: da un lato la voglia di crescere e, dall’altro, la difficoltà che si trova ad affrontare un percorso che porti verso questo traguardo.

La visione della proprietà famigliare, se da un lato è un netto punto di forza dato dalla capacità sia di rischiare che di essere giustamente prudenti, dall’altro segna però il passo di fronte al reperimento di fondi e ad alleanze strategiche quanto mai fondamentali nel difficile mercato attuale.

Punti nodali che si ritrovano nel quadro delle piccole e medie aziende italiane. Sia di attrezzature agricole che di componenti fondamentali per l’industria meccanica.

Alcune, proprio recentemente, hanno optato per delle exit milionarie cedendo know-how di altissimo livello a riconosciuti colossi del settore. Che si sono così trovati in casa unità produttive strategiche al centro dell’Europa e gamme di prodotto da cui partire per sviluppare ulteriore innovazione.

Altre invece, si sono chiuse a riccio pensando che la difesa possa essere il migliore attacco in un momento in cui la tecnologia di alto livello è invece dispensata a prezzi competitivi dai colossi del settore. Con l’integrazione di tecnologie fra loro molto diverse sotto lo stesso cappello di un unico e rassicurante brand.

Se uno dei punti di forza dei piccoli costruttori nazionali è la capacità di sapersi adattare alle situazioni più complesse e difficili, dall’altro si paga una bassa capitalizzazione che non è sufficiente a garantire quella rincorsa tecnologica che oggi è sempre più rapida e impietosa.

Sapersi unire ad altri, saper integrare gamme, risorse e rete vendita, saper cogliere insieme le occasioni offerte dalla meccatronica e saper far fronte insieme ai grandi colossi globali saranno le chiavi di lettura dei prossimi anni.

Solo chi avrà il coraggio di allearsi lottando contro la propria naturale diffidenza riuscirà a rimanere sul mercato dimostrando non solo la classica genialità tutta italiana ma, cosa non da poco, anche lungimiranza e chiara visione del futuro.

Costantino Radis

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here