Agricoltura e marchi storici: che fine hanno fatto?

Trattore e mietitrebbia Volvo BM
Volvo BM iniziò la propria attività in agricoltura focalizzandosi in seguito nel settore delle costruzioni con le sue apprezzate pale gommate

In molti si chiedono che fine abbiano fatto alcuni marchi storici un tempo presenti in agricoltura.

Molti costruttori, dopo un primo esordio nel settore delle macchine agricole hanno deciso di compiere una profonda sterzata verso le costruzioni.

Ne abbiamo parlato qualche tempo fa proprio in questo articolo dove abbiamo visto come la linea di confine che separa i due ambiti lavorativi sia in effetti molto sottile.

Ma se l’agricoltura è il settore che ha visto nascere tanti marchi storici, nel tempo le cose sono andate diversamente. Scelte strategiche con diverse visioni del futuro piuttosto che opportunità del momento che, nel tempo, hanno segnato il destino di intere industrie.

Una ricerca nella nostra memoria storica ci fa capire come non solo Bobcat abbia avuto origine in un sistema economico basato sull’agricoltura e l’allevamento.

Agganciandosi a quanto avevamo scritto in questa occasione, il colosso made in USA (ora di proprietà della coreana Doosan) non è solo in questo insolito destino.

Un altro grande costruttore di macchine movimento terra è nato fra mietitrebbie e trattori.

Fra le altre cose in una zona climatica che non sembrerebbe così favorevole all’agricoltura come la Svezia.

Stiamo ovviamente parlando di Volvo CE che vede i suoi albori proprio fra i campi della nazione scandinava.

Grazie all’acquisizione della Bolinder Munktell, nacque infatti la Volvo BM che per lungo tempo progettò e fabbricò macchine agricole da cui derivarono, in seguito, le sue apprezzate pale gommate.

Un destino comune, quindi, che nel caso di Volvo è addirittura più marcato rispetto a Bobcat.

I due marchi storici si affacciarono infatti all’agricoltura in modo completamente diverso: il brand della lince con macchine specifiche nate per soddisfare evidenti bisogni logistici.

Il costruttore svedese, invece, entrò dalla porta principale, ossia quella dei trattori e delle mietitrebbie. Compiendo in seguito un’inversione di rotta comune ad altri concorrenti che reputarono maggiormente redditizio impegnarsi nel “construction”.

Alla luce dei fatti non è possibile dare torto a nessuno di loro. Ma cosa sarebbe potuto succedere se avessero continuato in entrambi i settori?

Nessuno può dirlo. I marchi storici che sono passati dall’agricoltura alle costruzioni seguono una strada che, oggi, vede molti compiere il percorso inverso.

Questo per cercare nuovi sbocchi di mercato, come logico che sia, piuttosto che ritrovare una propria matrice legata comunque alla terra.

A noi piacciono entrambi i percorsi. E siamo curiosi di capire come andrà a finire.

Costantino Radis

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